Una stanza d’albergo ad Addis Abeba, un sax baritono, una batteria, un krar, qualche microfono. È bastato poco a Paal Nilssen-Love, Mesele Asmamaw e Mats Gustafsson per incidere questo Baro 101; ed ancora meno (a giudicare dall’ascolto) per trovare il feeling necessario a cavare fuori dalle session un ottimo lavoro. Galeotti furono i The Ex di Terri Hassels. La storica formazione avant/underground olandese, innamoratasi dell’Etiopia dopo il tour del 2002, decise di mettere in piedi una serie di progetti che coinvolgessero i musicisti locali. Uno di questi, «Free the Jazz», svoltosi dal 21 al 26 febbraio del 2010, vedeva la partecipazione per l’appunto di Gustafsson, Nilssen-Love (con il primo dal 2000 nei The Thing, assieme a Ingebrigt Håker Flaten) e Asmamaw. L’esperienza deve evidentemente aver mostrato al terzetto come il free jazz e l’afro fossero in realtà assai meno distanti di quanto sulla carta non si direbbe: da qui la decisione di registrare qualcosa insieme. Il 27 febbraio, nella stanza 101 del Baro Hotel della capitale etiope, il sax baritono di Gustafsson, il krar di Asmamaw e la batteria di Nilssen-Love si sono incrociati per una jam finita poi su CD e pubblicata di recente dalla Terp.
L’incontro ha prodotto due lunghe tracce, Baro 101-a (19′ e 30”) e Baro 101-b (21′ e 23”), di chiara matrice improv. Battiti tribali ossessivi, minimalismi, rumorismi, pause alternate ad impennate improvvise, suoni acquosi e spigolose cacofonie: sono questi gli ingredienti della miscela messa a punto dal combo, il quale indulge in destrutturazioni melodico-armoniche all’insegna di un esotismo nevrotico, piegando il virtuosismo alla ricerca ed evitando dunque ogni deriva solipsistica. L’innegabile matrice free jazz è contaminata da sonorità nere, generando così pièce dal fascino ancestrale, in cui antico e moderno si fondono alla perfezione in un abbraccio spasmodico e frenetico. Sui pattern ora lievi ora marziali di Nilssen-Love, il sax di Gustafsson si contorce alla maniera di un Coltrane post-bop ma senza sproloquiare, duettando impeccabilmente con Asmamaw, il quale alterna linee di basso a sonorità da slide-guitar, incrementando così la varietà cromatica delle partiture. Come se non bastasse, nella seconda traccia Mesele s’improvvisa (è il caso di dirlo) anche cantante, intonando un’appassionata nenia indigena.
Non siamo, insomma, di fronte ad un freddo esercizio intellettuale: Baro 101 ha anima, grinta, intensità, forza espressiva, oltre che arguzia e sottigliezza. Non c’è mestiere, qui – o forse sì, ma nel senso buono del termine. C’è la capacità di trasformare in note sensazioni, umori, visioni, di intrecciare background, mondi e linguaggi diversissimi ma evidentemente non inconciliabili. Un disco fatto di passione ed entusiasmo, prima ancora che di note: ce ne fossero…
