Nel ’97 è uscito Tano da morire di Roberta Torre, un piccolo gioiello che è diventato un vero e proprio caso cinematografico. Il soggetto di questa singolare commedia musicale è ispirato alla storia vera di Tano Guarrasi, boss mafioso della Vucciria e macellaio per copertura, assassinato a Palermo nell’88: indicato dal pentito Tommaso Buscetta come membro di Cosa Nostra, Tano è stata una delle vittime della guerra tra corleonesi e famiglie mafiose palermitane.
Inizialmente destinato al macello e alla vendita delle carni, oggi al mercato della Vucciria si possono trovare pesce, frutta e verdura: “Vucciria” a Palermo significa confusione, baccano, e sono proprio le urla degli “abbanniati”, i venditori, il chiacchiericcio incessante della gente a rendere questo scorcio storico così pittoresco e caratteristico. Tano e gli altri personaggi del film della Torre sono così, tipica gente della Vucciria, genuina, chiassosa. La regista ricrea un ambiente in cui dominano i contrasti di colori, i costumi variopinti in perfetto stile anni Settanta, gli sfondi kitsch.
Tano da morire si serve di attori non professionisti, e solo alla fine della pellicola vengono svelate le loro vere occupazioni, sulle note di O rap’ e Tano. Le musiche di Nino D’Angelo sono accompagnate da divertenti balletti, i picciotti si trasformano nei Village People nostrani in occasione dell’affiliazione di Tano a Cosa Nostra, mentre in un salone di bellezza alcune donne siciliane condividono le loro esperienze, commentano la sorte di Tano, e in qualche modo comunicano allo spettatore cosa significa essere le mogli, le madri, le sorelle di uomini d’onore. Ma Tano da morire è soprattutto un film sulle superstizioni, i luoghi comuni, i rituali della società mafiosa: ci si concentra sugli aspetti più grotteschi e surreali di questa realtà, si ride della mafia, delle sue leggi e dei suoi codici.
Tano da morire è un film molto bello, energico, diretto, una vera e propria commistione di generi musicali. È stato dunque possibile parlare di mafia con toni leggeri, anche se il film è stato a lungo frainteso in questo senso: lo scopo della Torre non era di ridicolizzare il fenomeno, quanto di raccontare in modo non convenzionale i mafiosi quali esseri umani feroci e spietati, e, proprio per questo, profondamente soli.

