Volker Braun – La storia incompiuta e la sua fine

Prendete in mano questo libro liscio e bianco: le sue pagine cominceranno a sciogliersi tra le vostre mani.

E non sto scherzando. La malinconia vi precipiterà addosso in un modo così violento che non riuscirete più a respirare, come quando in inverno un vento troppo forte vi soffia contro la faccia: questo è l’effetto che fa. Tremendamente scettico sulla sua efficacia ho cominciato a leggerlo senza usare la minima precauzione: ed è quello che dovrete fare anche voi. Contro certe storie bisogna sbatterci la testa come in un labirinto degli specchi al Luna Park.

La casa editrice Mimesis arricchisce con questo volume la collana del “Quadrifoglio tedesco” dedicata alla germanistica. Lo fa pubblicando un autore quasi sconosciuto in Italia, se non consideriamo qualche sparuta raccolta poetica pubblicata da Nazione Indiana. Questo perché Volker Braun è un poeta, ma la sua poesia, se pure bellissima, canta monocorde una storia che non esiste più. Quella della Repubblica democratica Tedesca, anche nota come Germania Est. E infatti La storia incompiuta e la sua fine entra a pieno in quel filone narrativo che gli è tanto caro. Un libro la cui stampa e diffusione fu proibita fino al 1988. Che narra l’amore tra due giovani. Lei si chiama Karin e suo padre non sopporta il ragazzo di cui è abissalmente innamorata, Frank. Lui è un giovane sospetto, un ex teppista, un dissidente.

Storia antica direte voi. E infatti: sentita e risentita mille volte.

Ma, prima di tutto, questa storia è vera. Volker Braun aveva avuto l’opportunità di ascoltarla dalla stessa protagonista e per questo motivo aveva deciso di raccontarla. Seconda cosa, questa storia è pregna di vera tristezza, quella che poi alla fine viene filtrata attraverso un setaccio invisibile e resta sotto forma di chimica malinconia. Avete presente? Una malinconia difficile da smaltirsi.

Ma la traduzione a fronte rende la lettura difficoltosa. Riesce a spezzare l’incantesimo narrativo. Ed è questo uno dei grandi difetti della pubblicazione. Se da un lato offre un’ottima introduzione e una necessaria postfazione, dall’altro impedisce la sospensione dell’incredulità rovinando l’ottimo risultato finale con un testo a fronte che dà un sapore sgradevolmente troppo accademico a una scrittura che è nata ed è sopravvissuta come reazione, come lotta agli ordini precostituiti. Un errore di peritesto. Ma vale la pena darci un’occhiata, perché è una bella storia. Per questo motivo sulla trama non vi dirò altro. Perché quello che a Mimesis sembra un saggio d’accademia, a me sembra un bel racconto che non ha affatto bisogno di spoiler.

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