Dan Turèll Assassinio di lunedì

Dan Turèll – Assassinio di lunedì

La città è l’affascinante Copenaghen, patria di geniali scrittori, pensatori e filosofi del calibro di Hans Christian Andersen e Søren Kierkegaard. Il giorno è un lunedì, il più controverso tra i giorni della settimana: quello in cui la gente perbene si rintana in casa, soprattutto se piove o nevica, cercando di riprendersi dal ritorno a lavoro dopo i bagordi del week-end, mentre un altro genere di umanità – quella equivoca e meschina, fatta di alcolizzati e piccoli trafficanti, squatter, prostitute e delinquenti da quattro soldi -padroneggia le strade della metropoli assonnata.

L’anonimo giornalista protagonista di Assassinio di lunedì, romanzo giallo del danese Dan Turèll, appartiene alla prima categoria, eppure anche lui è in giro quel fatidico lunedì d’inizio gennaio. È cupo e pensieroso, immerso in riflessioni bruscamente interrotte dalle urla strazianti di una donna. Quando finalmente riesce a raggiungerla, capisce che è troppo tardi: è già morta, strangolata. L’evento non gli impedisce però di passeggiare per le strade dello stesso quartiere malfamato di Copenaghen anche i lunedì successivi, quando, sempre per puro caso, s’imbatte in altri due cadaveri. Per il commissario Ehlers si tratta di un vero rompicapo: ad accomunare le tre vittime, infatti, ci sono solo il sesso (donne), l’età (sui trent’anni) e il colore dei capelli (biondo come l’80% della popolazione femminile danese). Nessun altro contatto, nessuna traccia, nessun possibile movente e, soprattutto, nessun sospettato.

Al lettore il caso giunge filtrato dagli occhi dello sconosciuto giornalista “scopritore-di-cadaveri”, amico di Ehlers, quarantenne cinico e disilluso quanto basta che racconta la vicenda in prima persona, facendo sfoggio di tutto il sarcasmo e lo humor nero di cui è capace Dan Turèll, amatissimo in patria per lo sguardo lucido e disincantato con cui osserva la realtà metropolitana, tingendola di giallo. Di Assassino di lunedì intriga l’atmosfera gelida e fumosa della Copenaghen più malfamata, quella che vive ai margini della società, i cui mali sono gli stessi delle nostre città: spaccio, microcriminalità e razzismo. Inquieta l’ineluttabilità del male, che Turèll non cerca di spiegare in alcun modo: non servono spiegazioni, dà a intendere chiaramente lo scrittore, il male è connaturato all’umanità e ogni tentativo di comprenderlo è destinato a fallire miseramente.

In altre parole, «l’uomo produce il male come le api producono il miele», per dirla come William Golding ne Il signore delle mosche. Con Assassino di lunedì, Turèll si affaccia nel pozzo nero e profondo di questo male, da giusto un’occhiata, poi si ritrae e va avanti, consapevole che ogni lotta è vana.