«Berlinguer non è la Madonna» tuonava Eugenio Scalfari sulle pagine di «La Repubblica», all’indomani delle rivolte che scoppiarono nel paese nella seconda metà degli anni Settanta e che videro il leader del PC, Enrico Berlinguer, schierato in prima linea.
Il 1977 fu l’anno degli scontri e pure dell’uscita in sala di Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci. Per Mario Cioni (interpretato da Roberto Benigni) Berlinguer non è la Madonna, ma incarna, comunque, il punto di riferimento per una possibile svolta. Mario rappresenta quel sottoproletariato che più di tutti soffre la crisi di quegli anni: il ragazzo vive in un casolare insieme alla madre, trascorrendo il suo tempo libero a discorrere con gli amici o in qualche cinema a vedere film porno. I suoi compagni si divertono a giocargli brutti scherzi, a partire dalla falsa notizia della morte della madre, in seguito alla quale Mario si ritrova a vagare per la campagna per tutta la notte, salvo scoprire, il mattino successivo, che la mamma sta benissimo (in seguito a una perdita al gioco, Mario è comunque costretto a concederla al suo compare Bozzone, per far fronte al debito).
Pur nella sua ristrettezza culturale, Mario Cioni avverte la necessità di una rivoluzione, affidando tutte le sue speranze a Berlinguer, o meglio, allo spaventapasseri in mezzo al campo, sul cui volto è attaccata la foto di Berlinguer. Gli stessi discorsi sconclusionati di Mario sono metaforicamente simbolo del disordine sociale italiano del tempo: nel ’77 si verificano arresti e morti, a partire da quella di Pier Francesco Lorusso a Bologna, fino al decesso di Roberto Crescenzio – studente a Torino, figlio di immigrati veneti -, causato da una molotov lanciata dentro a un bar in cui egli si trovava come avventore (morì poco dopo, con il 90% del corpo ustionato). Fu il momento delle P38, gli anni che precedettero il rapimento di Moro, quelli definiti “dell’occasione mancata”, per ristabilire un equilibrio tra Nord e Sud, per combattere la criminalità organizzata, che, invece, trovò nel caos terreno fertile (dimostrazione di ciò fu la nascita della loggia P2 e di quella corruzione dilagante messa in luce, negli anni Novanta, da Tangentopoli).
Se Berlinguer abbia o meno realizzato le aspettative di Mario Cioni, questo sta alla Storia deciderlo. Certo, la sua battaglia è stata fino all’ultimo, quando, colto da ictus, si accasciò a terra, durante un comizio a Padova. Ai suoi funerali partecipò un milione di persone, fra cui Sandro Pertini che, commosso, si chinò a baciare la bara. Tutta quella folla, a Berlinguer, gli voleva sicuramente bene.

