Festa della donna: i 10 più grandi ruoli femminili al cinema

Si chiamano Beatrix, Clarice, Eva, Giuliana, Zucchero, Jasmine. Sono toste, dolci, letali, romantiche, inquiete, incarnano contraddizioni profonde, fanno da antenna per crisi e cambiamenti più grandi. Fuori dai soliti stereotipi di genere, il cinema ci ha regalato una carrellata di grandi personaggi femminili: “grandi” nel senso di memorabili, non necessariamente di “positivi”, credibili, quando non addirittura “veri”. Eccone una piccola rappresentanza: dieci ritratti che incantano e fanno riflettere. (Cliccate qui, invece, per scoprire le dieci grandi eroine della letteratura)
Kill Bill vol. 1 e 2 (Quentin Tarantino, 2003-2004)
Chi è Bill? È il capo di una banda di super-killer. E perché deve morire? Perché con la sua squadra ha aggredito una delle sue “dipendenti” (e amanti), Beatrix Kiddo (Uma Thurman) nel giorno del suo matrimonio, sterminando tutti gli invitati e il futuro marito: Bill non poteva accettare che Beatrix si ritirasse. La donna, ripresasi dal coma, elabora la sua vendetta. In un crescendo parossistico e grottesco di arti mozzati e citazioni da b-movie, Tarantino ci consegna il ritratto di un personaggio incredibile e “cult”.

Blue Jasmine (Woody Allen, 2013)
Se c’è un regista che sul grande schermo ha saputo portare in scena dei personaggi femminili memorabili, quello è Woody Allen. Due le sue muse storiche, Diane Keaton e Mia Farrow, prototipi di bellezze nevrotiche ed intellettuali, perfette accanto ai personaggi perennemente ansiosi e insicuri interpretati da Woody. Noi però vogliamo ricordare la protagonista di Blue Jasmine (2013), una donna che va incontro ad una progressiva catastrofe psicofisica, interpretata da una Cate Blanchett giustamente premiata con l’Oscar.

Zero dark thirty (Kathryn Bigelow, 2012)
Non è facile la vita per le registe ad Hollywood, soprattutto per quelle che vogliono misurarsi con generi tradizionalmente maschili come l’action e il war movie. Kathryn Bigelow, però, ha la determinazione, la grinta e la classe giuste: con film come Point break, Strange days e Zero dark thirty ha messo in riga parecchi colleghi. Nell’ultima pellicola, in particolare, si è confrontata con un tema spinoso, la “guerra al terrore” degli USA post-11 settembre. Protagonista è una straordinaria Jessica Chastain, alias Maya, agente della CIA impegnata nella caccia a Bin Laden: come la Bigelow, anche lei dovrà imparare a muoversi in un ambiente di soli uomini senza smarrire se stessa.

Eva contro Eva (Joseph L. Mankiewicz, 1950)
È uno dei classici del cinema, memorabile come lo sguardo di una delle protagoniste, la grande Bette Devis. Nella pellicola di Joseph L. Mankiewicz, la grande attrice interpreta Margo, una diva di Broadway sul viale del tramonto, la cui vita e la cui carriera sono progressivamente “vampirizzate” dalla giovane e rampante Eva (Anne Baxter). Lo scontro tra le due prime donne è di quelli che non si dimenticano: vincerà la passionale e talentuosa Margo, o la fredda e astuta Eva?

Deserto rosso (Michelangelo Antonioni, 1964)
Come Allen, anche Michelangelo Antonioni ha consegnato al cinema alcuni splendidi ritratti femminili. Tra questi, quello di Giuliana, protagonista di Deserto rosso. Interpretata da Monica Vitti (musa e compagna, per un periodo, del regista ferrarese), la donna vaga in uno scenario industriale degradato ma dalla bellezza inquietante, animata da una profonda insoddisfazione. Come sempre in Antonioni, il personaggio femminile è spia di una crisi più ampia, in questo caso quella dell’Italia del boom economico: la “colpa” di Giuliana è di non riuscire ad integrarsi in un sistema capitalistico alienante.

Gravity (Alfonso Cuarón, 2013)
«Sandy, you are Gravity, you are the soul and heart of the film». La “Sandy” a cui Alfonso Cuarón si è rivolto nel suo discorso d’accettazione dell’Oscar per la migliore regia nel 2014 è Sandra Bullock, protagonista assoluta del suo ultimo film, Gravity. La Bullock interpreta la dottoressa Ryan Stone, un’astronauta alla deriva nello spazio profondo, costretta dalla condizione non solo ad una difficile prova fisica ma anche psicologica. Cuarón è bravissimo a trasformare una “odissea nello spazio” in un viaggio interiore. Dimenticate, insomma, le parti nelle commediole e nei drammi sentimentali a cui ci ha abituato finora: la prova della Bullock è di quelle che non si dimenticano.

Questa è la mia vita (Jean-Luc Godard, 1962)
Aggiorniamo il capitolo registi-muse: tra le grandi attrici del cinema francese c’è Anna Karina, vero nome Hanna Karin Blarke Bayer, immortalata da Jean-Luc Godard (di cui è stata anche moglie) in alcuni dei suoi film più importanti. Tra questi, oltre a La donna è donna, c’è senz’altro Questa è la mia vita, in cui la Karenina è bravissima nel tratteggiare la discesa agli inferi di Nana Kleinfrankheim, che da aspirante attrice si ritrova a fare la prostituta per le strade di Parigi.

Thelma & Louise (Ridley Scott, 1991)
L’accoppiata donne-cinema ha uno dei suoi picchi fondamentali con Thelma & Louise di Ridley Scott. La pellicola, ormai un classico, racconta la fuga di Thelma Dickerson (Geena Davis) e Louise Sawyer (Susan Sarandon) da una vita insoddisfacente. Le loro avventure “on the road” si tingono di tragedia quando Louise uccide un uomo che minacciava di stuprare Thelma: da lì, la fuga si trasforma in un viaggio senza ritorno…

Il silenzio degli innocenti (Jonathan Demme, 1991)
Jodie Foster è una delle donne “forti” di Hollywood. Al suo attivo ha oltre quaranta film da interprete, quattro da regista e due premi Oscar (da protagonista). Uno di questi l’attrice l’ha conquistato per Il silenzio degli innocenti, grazie alla sua interpretazione dell’agente dell’FBI Clarice Starling, che intreccia un legame morboso con Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), brillante psichiatra con il vizio del cannibalismo. Clarice collabora con Lecter, detenuto in un manicomio criminale, per trovare e arrestare un suo “collega”, Buffalo Bill. Ogni colloquio, tuttavia, getta Clarice nello sgomento: è come se Lecter le leggesse dentro…

A qualcuno piace caldo (Billy Wilder, 1959)
Impossibile non citare l’icona per eccellenza del cinema, Marilyn Monroe. Fuori dalla sua vicenda personale (peraltro ben raccontata in Marilyn), la Monroe merita di essere considerata anche per i suoi film. Che, certo, giocavano con lo stereotipo della bionda un po’ svampita, ma con intelligenza. Ne è un esempio A qualcuno piace caldo di Billy Wilder. La Monroe interpreta una suonatrice di ukulele con il vizio dell’alcool (Zucchero): si lei si innamorano Tony Curtis e Jack Lemmon, due musicisti, che, involontari testimoni del massacro di San Valentino di Al Capone, per sopravvivere sono costretti a travestirsi da donna. Ne nasce una farsa che rovescia i soliti stereotipi di genere e conferma il talento comico della Monroe.