Expo 2015: la rabbia di Dante Ferretti, pronto a vie legali

Non sono nuove le notizie sui clamorosi ritardi nei lavori dell’Expo 2015, che partirà a maggio a Milano. Questa volta, però, è accaduto un fatto che potrebbe avere delle ripercussioni sul piano legale: il premio Oscar Dante Ferretti, infatti, ha abbandonato l’Expo in quanto nella lista degli appalti fermi o in ritardo c’è anche un suo progetto. «Le strade del Cardo e del Decumano, sono due arterie principali dove si allineano i padiglioni dell’Expo. Ho realizzato un’opera monumentale attesa ovunque e ora mi si dice che viene rivista e cambiata. Io mi appello alla legge che protegge appunto i miei diritti. Ho accettato di partecipare per motivi di amore nazionale. Questo mio lavoro era stato concepito come un gioiello e come tale se ne parlava nel mondo destando interesse. Un’opera architettonica, un fatto eccezionale nel mio lavoro, concepita proprio per dare il mio contributo all’Italia» ha affermato Ferretti sulla Stampa.

Raggiunto telefonicamente sul set di Silence di Martin Scorsese, Ferretti ha continuato: «Sono quattro anni che lavoro a questo progetto. Ci ho messo la faccia e il nome. È stato approvato da tempo, ma la gara di appalto è stata perfezionata soltanto da poco: non sarà mai pronto per l’apertura. Mi sento dire che forse sarà realizzato per il 2 giugno, festa della Repubblica. Ma non ci penso proprio a una realizzazione parziale e li diffido dall’usare il mio nome. Certamente all’inaugurazione non parteciperò. Ho un nome da difendere. E anche ammesso che accelerino nella realizzazione, la qualità è fondamentale» [fonte ANSA].

Da qui anche una lettera inviata dall’avvocato di Ferretti al commissario dell’Expo, che conferma il divieto di una parziale realizzazione dell’opera (è infatti fuori discussione che il progetto possa vedere una piena realizzazione, proprio perché il tempo rimasto è insufficiente) e che nemmeno «i motivi di necessità oggettiva, che secondo tale legge giustificano le alterazioni della stesura originaria dell’opera» possono essere chiamati in causa.

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