Dario Fo racconta Cristiano VII, il re pazzo di Danimarca

No, non è Amleto. Stavolta il pazzo re danese è Cristiano VII. Era giovanissimo Cristiano quando sposò la britannica Carolina Matilde, la quale, qualche anno dopo, ebbe un’intensa relazione con il medico personale del marito, Johann Friedrich Struensee. Dall’unione con Cristiano, la regina ebbe Federico, mentre è noto il padre della figlia minore, Luisa Augusta, fu proprio Struensee (sebbene ella fu ufficialmente riconosciuta come figlia di Cristiano).

Una storia che forse qualcuno di voi conoscerà già. Forse chi ha letto il libro (bellissimo!) di Per Olov Enquist, Il medico di corte (pubblicato da Iperborea), o chi ha visto Royal affair di Nikolaj Arcel, candidato all’Oscar nella categoria miglior film straniero nel 2013. Ora è turno di Dario Fo in C’è un re pazzo in Danimarca (Chiarelettere), che richiama proprio la storia di questo re instabile, della sua infelice moglie e di Struensee, medico dalle idee illuministe, disprezzate dalla rigidissima corte di Danimarca: idee rivoluzionarie, preludio di una nuova epoca dominata dalla ragione. Proprio a causa della malattia mentale di Cristiano, Struensee, appoggiato dalla regina, avviò quella che sarebbe passata alla Storia come “l’Epoca di Struensee”, emanando, nel giro di dieci mesi tra il 1771 e il 1772, più di mille riforme, volte a distruggere la mentalità conservatrice danese a favore degli ideali che, da lì a poco, avrebbero guidato la Rivoluzione francese.

Nel suo libro Fo dona grande spazio proprio al pazzo Cristiano, partendo da documenti e testimonianze dell’epoca, per rendere giustizia alla figura di un sovrano volutamente dimenticato. Perché Cristiano fu sì instabile e a tutti gli effetti sostituito da Struensee, ma è vero che, a sua volta, può essere considerato un re “illuminato”, il cui unico limite fu proprio la follia: fu proprio sotto il suo regno che videro la luce alcune riforme importanti, proseguite poi negli anni successivi, che prevedevano l’abolizione della pena di morte, ampia libertà di stampa, diffusione della cultura, solo per citarne alcune. Insomma, valori che sono alla base dell’attuale Stato danese, di certo uno dei Paesi più liberali d’Europa.