Si è spento lo scorso 7 ottobre Siegfried Lenz, uno dei più importanti autori della letteratura tedesca contemporanea. Soldato e prigioniero nella Seconda guerra mondiale (era fuggito in Danimarca come disertore, fatto prigioniero di guerra dall’esercito britannico e utilizzato come interprete), Lenz esordì nel 1951 con C’erano sparvieri nell’aria. Nel 1968 fu il turno di Lezione di tedesco, cupo affresco della Germania nazista e uno dei più importanti testi della letteratura tedesca del dopoguerra.
Dal ’51, Lenz aveva seguito da vicino le attività del Gruppo 47, un movimento culturale nato a Monaco, di cui facevano parte giovani letterati e scrittori emergenti tedeschi di sinistra, uniti dal desiderio di far risorgere la cultura tedesca «ormai dimenticata e repressa dall’intervento nazista». Tra i suoi membri ci furono anche Heinrich Böll, Günter Grass, Erich Fried, Hans Magnus Enzensberger. Con Grass, Lenz si iscrisse negli anni Settanta al Partito socialdemocratico tedesco, diventando sostenitore della Ostpolitik di Willy Brandt, la politica di conciliazione con l’allora Repubblica Democratica Tedesca.
I libri di Lenz sono stati tradotti in una ventina di lingue. Centrale nella sua opera è la riflessione sulla società tedesca moderna, ancora troppo schiacciata (e giudicata) dal peso del passato regime nazista.
