"Violette": biopic sulla "bastarda", amica della de Beauvoir

Violette Leduc era la figlia di una cameriera. Solo di una cameriera, perché il padre non l’ha mai riconosciuta. Insomma, una “bastarda”, che è anche il titolo di un suo famoso libro, pubblicato in Francia con una prefazione di Simone de Beauvoir.

A scuola, da giovanissima, ebbe due relazioni omosessuali, con una compagna di classe e un’insegnante, licenziata quando il fatto fu scoperto. Non superò l’esame di maturità e così cominciò a lavorare come centralinista presso la casa editrice Plon. Degli anni Quaranta è l’incontro con la de Beauvoir, che l’incoraggiò a scrivere: il primo romanzo, L’Asphyxie, venne pubblicato da Albert Camus per Gallimard e lodato da autori quali Jean-Paul Sartre e Jean Cocteau. La Leduc è morta di cancro nel 1972.

Presentato al festival Rendez-vous è uscito un biopic dedicato a questa scrittrice, diretto da Martin Provost, con protagonista Emmanuelle Devos. La pellicola arriverà nelle sale italiane a luglio e sarà un modo per entrare in contatto con questa personalità artistica, capace con la sua opera di rivoluzionare totalmente il concetto di sessualità.

Eppure, la Leduc è stata un po’ dimenticata anche in patria, come ha affermato lo stesso regista: «Oggi è conosciuta tra gli intellettuali, ma non al grande pubblico. Violette è stata la prima donna a scrivere attraverso l’autofiction. Il film racconta la difficile traversata attraverso la solitudine, la sofferenza, le difficoltà materiali fino al grande successo del suo romanzo La bastarda» (fonte repubblica.it, ecco l’intervista completa a Provost).

Violette è incentrato sull’amicizia tra quest’ultima e la de Beauvoir, entrambe pioniere del femminismo e della libertà sessuale, con la sola differenza che la seconda ha conosciuto la fama a livello mondiale, la prima no, dovendo, al contrario, fare i conti con la povertà e i problemi psicologici.

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