Tratto dal romanzo Mute witness di Robert L. Pike, Bullitt (1968, regia di Peter Yates) narra le vicissitudini del tenente di polizia omonimo, interpretato da Steve Mc Queen, incaricato da un potente politico di proteggere un uomo, prossimo a testimoniare in un processo contro alcuni mafiosi. Il testimone in questione viene comunque eliminato e Bullitt tenta di occultarne il cadavere, per successivamente provare a scoprire i colpevoli del fatto.
Una trama semplice per un film diventato presto un cult, che ancora oggi costituisce una delle pietre miliari del cinema poliziesco. Ormai entrata nella leggenda è la car chase, tra una Dodge Charger e una Ford Mustang: la fama del film è dovuta quasi più a questi dieci minuti carichi d’adrenalina che alla storia in sé. Sembra che per ottenere questo passaggio la troupe abbia lavorato quasi tre settimane, grazie all’ausilio di alcuni stuntman (uno di essi era Bill Hickman, amico di James Dean), con sommo dispiacere di Mc Queen, da sempre grande appassionato di motori, ma obbligato a cedere il volante a causa dell’alta pericolosità di alcune scene. Un inseguimento in macchina che trova la perfetta collocazione nelle strade di San Francisco, i cui sali e scendi le rende così simili a delle montagne russe, che si ha quasi l’impressione che le auto debbano prendere il volo da un momento all’altro. In seguito, Mc Queen divenne addirittura testimonial Ford. La casa automobilistica, infatti, creò un particolare modello di Mustang, denominato proprio “Bullitt”, in onore al personaggio portato in scena dall’attore, il quale, nel corso della sua carriera, amava fare a meno degli stuntman in scene che prevedessero l’uso di un qualche motore (ricordiamo, a riguardo, anche il film La grande fuga, in cui Mc Queen girò delle scene a bordo di una motocicletta Triumph TR6 Trophy).
È noto che Mc Queen prese più volte in considerazione l’idea di abbandonare la recitazione, per dedicarsi esclusivamente alle gare automobilistiche: per nostra fortuna, si limitò a collezionare alcuni pezzi rari, tra cui un centinaio di moto e alcuni modelli di auto sportive. In caso contrario, il pubblico non avrebbe potuto godere di molte delle sue brillanti e indimenticabili interpretazioni, tra le quali spicca, nel 1973, il ritratto del galeotto Charrière in Papillon di Schaffner, generalmente considerata una delle sue migliori (se non la migliore) e intense performance, affiancato in quell’occasione da un altro grande nome, ossia Dustin Hoffman, nei panni del falsario Louis Dega.
