L’ideatore di The wicker man, Robin Hardy, non è un regista prolifico, soli cinque i film girati in quarant’anni di carriera: tuttavia, una sua collaborazione con lo sceneggiatore Anthony Shaffer (autore dei noti Sleuth e Assassinio sull’Orient Express) ha dato vita ad uno dei film horror più acclamati di sempre, oggi un cult. La trama, ispirata al romanzo Ritual di David Pinner, vede come protagonista un agente di polizia scozzese, Neil Howie, alla ricerca di una bambina scomparsa.
L’incarico lo conduce presso una comunità, la fittizia Summerisle, delle isole Ebridi, Scozia. Come presto risulta evidente dalle circostanze, la popolazione è costituita da seguaci di un antico culto pagano, ristabilito nell’isola da un innovativo agronomo nel XIX secolo e coltivato dal suo erede, Lord Summerisle (Christopher Lee, che in alcune interviste ha dichiarato di amare particolarmente la sua interpretazione in questo film), con lo scopo di donare vigore alla manodopera contadina restituendole gli autoctoni “dèi gioiosi”. Il contatto con questa realtà, diversa e barbara, mette a dura prova la tempra e la fede di Howie, paladino di valori cristiani che sull’isola paiono essere dimenticati nel fanatismo. Sulla vicenda della bambina dispersa regna una sospetta omertà; ma una parola, rinvenuta in testi rituali, getta ombre sulla sua ricerca: sacrificio.

The wicker man è decisamente un horror non convenzionale, che pone le radici (assieme a Il grande inquisitore di Michael Reeves, interpretato da Vincent Price, e a La pelle di Satana di Piers Haggard) di un genere etichettato come “folk horror”. Un’indefinita e crescente inquietudine regna durante la visione, raggiungendo il culmine nella lunga (un terzo del film) scena finale della cerimonia di maggio. Originali le modalità con le quali le emozioni tipiche dell’horror sono suscitate: sono piccoli dettagli (maschere zoomorfe, simboli occulti, cantilene dissacranti) che creano suggestione, tanto che l’effetto di spaesamento del protagonista è condiviso dallo spettatore. Alimenta il look pagano dell’ambientazione la fortunata colonna sonora, costituita da temi folk tratti dalla tradizione anglosassone e dal testo ambiguo (causa di un revival del genere sulla scena nazionale).
The wicker man è film che sfonda le tradizionali pareti del genere horror, indagando gli effetti di una società chiusa al confronto con altre credenze (il Cristianesimo sull’isola è studiato ma non tollerato) e facendo così riflettere sulla forte influenza che un credo, a qualunque dio sia rivolto, può avere sulla gente comune, divenendo parte della sua cultura ma soprattutto – cosa che forse più ci spaventa nella religione altrui – costruendo le basi del suo codice etico (quella legge che ci permette di discernere tra bene e male).
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