Nella polemica che in queste ore vede contrapposti, da un lato, Thom Yorke e Nigel Godrich, e dall’altro Spotify, accusata dai primi di sfruttare i giovani artisti, s’inserisce anche Brian Message, il manager dei Radiohead, che si schiera dalla parte dell’azienda svedese.
In un’intervista alla BBC, Message ha dichiarato: «Credo che io e una buona parte degli altri manager guardiamo alle nuove tecnologie come Spotify come a qualcosa di positivo. Internet è davvero all’avanguardia nel modo in cui i fan e gli artisti comunicano tra loro, e vogliamo che quest’opportunità si sviluppi e si evolva. I servizi di streaming rappresentano un modo nuovo per conoscere nuovi artisti e acquisire fan».
«Come manager di Thom, ovviamente prendo appunti quando dice “Ascoltate ragazzi, dobbiamo capire come funziona questa cosa”. È un dibattito salutare. Giustamente, Thom si chiede “cosa c’è in questo meccanismo per la nuova musica e i nuovi artisti?”. Credo sia questo l’oggetto della discussione. Ma credo che con lo sviluppo di questo modello, troveremo un posto in cui artisti, manager e tutti i creatori potranno ricevere un’equa remunerazione».
«Non è una questione di bianco e nero, è un’area complicata», continua Message. «Ci sono stati oltre 20 tentativi di rivedere il copyright e il suo funzionamento nell’era di internet, e nessuna soluzione è risultata soddisfacente. Il punto è che la tecnologia è qui per rimanere, e la sua evoluzione continua. È una mia responsabilità, come manager, lavorare con i vari Spotify e altri servizi di streaming per facilitare il modo in cui gli artisti con cui lavoriamo vengano monetizzati. Non è facile – conclude Message -, ma è fantastico avere questo dialogo».
Yorke e Godrich hanno ritirato da Spotify i propri dischi (Yorke il suo album solista del 2006, The eraser, Godrich il debutto degli Ultraísta), e Amok, l’album di debutto degli Atoms for Peace in cui tutti e due militano. Gli album dei Radiohead, però, sono ancora disponibili in streaming.
Ieri un portavoce di Spotify aveva replicato alle accuse dei due musicisti: «Siamo impegnati al 100% a fare di Spotity il più grande servizio musicale artist friendly, e siamo costantemente in contatto con i musicisti e i manager per capire come possa Spotify aiutare a sviluppare le loro carriere», faceva sapere l’azienda svedese. A stretto giro, Godrich aveva replicato che la spartizione dei diritti d’autore favoriva le major con grandi cataloghi, e che l’inserimento dei nuovi artisti in Spotify serve solo ad attirare nuovi iscritti.
