Spotify ha risposto alle accuse lanciate qualche ora fa da Thom Yorke e Nigel Godrich, i quali hanno ritirato gli album solisti e il disco degli Atoms for Peace, Amok, dal catalogo della piattaforma di streaming musicale, accusata di non pagare i giovani artisti. Un portavoce dell’azienda svedese, in una nota ufficiale, afferma: «L’obbiettivo di Spotify è far crescere un servizio che la gente ami e per il quale sia disposta a pagare e che fornisca all’industria musicale il supporto finanziario per investire nei nuovi talenti e nella musica… Vogliamo aiutare gli artisti a connettersi con i loro fan, a trovare nuovo pubblico, ad incrementare la loro fan base e a guadagnarsi da vivere con la musica che tutti amiamo».
«Al momento – continua la nota ufficiale – siamo ancora nelle fasi iniziali di un progetto a lungo termine che sta già avendo effetti positivi dugli artisti e sulla nuova musica. Abbiamo già pagato 500 milioni di dollari ai titolari dei diritti e per la fine del 2013 questa cifra raggiungerà il miliardo di dollari. Molto di questo denaro sarà investito nello sviluppo di nuovi talenti e per produrre nuova musica grandiosa». «Siamo impegnati al 100% – conclude il portavoce – a fare di Spotity il più grande servizio musicale artist friendly, e siamo costantemente in contatto con i musicisti e i manager per capire come possa Spotify aiutare a sviluppare le loro carriere».
Godrich, però, ha replicato che dei 500 milioni di dollari solo una piccola parte va alle label indipendenti e alla nuova musica: la maggior parte viene ripartita tra le grandi etichette, che hanno dalla loro dei cataloghi molto ampi. In quest’ottica, Spotify avrebbe bisogno di nuovi artisti solo «per garantirsi nuovi iscritti».
Nel frattempo, si è aperto un nuovo fronte polemico, quello tra il produttore Stephen Street (Blur, Smiths, Cranberries) e Thom Yorke: il primo ha definito ipocrita il secondo, colpevole, a dire di Streets, di avere a suo tempo pubblicato un disco con i Radiohead come In rainbows (2007), che poteva essere scaricato con un’offerta libera. Un’operazione che, secondo Street, «dava il messaggio sbagliato che la musica non aveva valore», e che ora si «ritorce contro» il cantante. Yorke, però, non ci sta, e sul suo account Twitter ha dichiarato: «Per me In raibows è stata una dichiarazione di fiducia. La gente attribuisce ancora valore alla nuova musica e questo è ciò che tutti noi desidereremmo da Spotify. Non fate di noi il bersaglio».
