Tod Browning – Freaks

Realizzato nel 1932, Freaks di Tod Browning è un film originale e singolare, di quelli, per intenderci, che dopo averli visti ti costringono a rimanere svegli tutta la notte. La pellicola si ispira ad una novella di Tod Robbins, Spurs, pubblicata nel 1923 su «Munsey’s Magazine» e riadattata dal regista americano. Al centro della storia, un circo, con la bella e “normale” trapezista Cleopatra (Olga Baclanova) che finge di amare il nano Hans (Harry Barles): lo sposa per derubarlo dell’eredità e tenta di avvelenarlo con la complicità del forzuto Ercole (Henry Victor). Scoperto il piano, gli altri freak progettano la terribile vendetta, su cui è incentrato il finale: dopo un emozionante inseguimento, Ercole è ucciso (le scene del massacro furono tagliate) e Cleopatra viene orrendamente mutilata, ridotta ad un corpo di gallina che l’imbonitore del circo espone come una delle attrazioni. Guarito, Hans torna dalla sua fidanzata, Frieda, di nuovo innamorato.

Non è un film horror, Freaks: Browning supera la soglia del brivido, amplificando con freddezza e lucidità la condizione della deformità e dell’anormalità (uomini senza braccia né gambe, donne barbute). Piuttosto, potremmo definirlo un film “terrificante”, che spiazza lo spettatore e ne tocca le viscere (letteralmente: pare che durante una proiezione una donna ebbe un aborto spontaneo), una storia mostruosa, dove l’anormalità si normalizza e, viceversa, l’umanità si animalizza. L’ordinario diventa straordinario, il familiare non familiare (das Unheimliche): Freaks perturba il cuore, spinge le immagini fino alla rappresentazione della deturpazione fisica. Il suo carattere “estremo” inevitabilmente costò la carriera a Browning, costretto poi a ripiegare su copioni di serie B. Visto oggi, però, Freaks mantiene inalterata la sua carica ribelle e il suo valore, anche di esperienza anticipatrice: basti pensare alle fotografie di Diane Arbus (i freak di Browning non erano frutto del make-up, ma reali e presi da un circo vero), a El topo (1970) di Alejandro Jodorowsky, al lynchiano Elephant man (1980) e a Of freaks and men (1998) di Alexei Balabanov, tanto per citare alcuni esempi di arte visiva “deforme”.

Freaks, insomma, colpisce duro tutt’oggi. Non fa sconti, imbarazza, sconvolge. Fa paura. E anche dopo aver premuto il tasto “stop”, pare sempre di sentire il battere della pioggia sulla strada e lo scalpiccio dei freak, impegnati nel loro terribile inseguimento. Meglio riaccendere la luce.

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