Sembra un classico incidente mortale. La vittima, un giovane appena uscito, un po’ sballato, da una discoteca. Prende la sua macchina e parte, ma un’altra vettura lo colpisce in pieno e lo ammazza. In realtà, dietro alla morte di Tommy si nasconde ben altro. Ne è convinto l’investigatore privato Corso, ex agente della mobile. Corso è stato ingaggiato dalla madre di Tommy, Michelle, per seguire il ragazzo, che la donna sospetta essere entrato in brutti giri. Il giovane muore proprio tra le braccia dell’uomo, il quale riesce a scorgere parte della targa dell’auto pirata, prima che questa si dilegui nella notte. Corso decide di indagare, ma viene costantemente monitorato dai vecchi colleghi poliziotti, con a capo Torre. Una sera, poi, viene picchiato in casa sua, da dei brutti ceffi che gli intimano di farsi i fatti suoi. Cosa nasconde il decesso di Tommy? Il ragazzo ha forse visto o sentito qualcosa di compromettente?
«Roma, Roma bella […] gialla come er sole, rossa come er core mio» cantava Venditti. Nella Roma di Marco Risi non ci stanno né il sole, né le tonalità gialle e rosse di una città calda, ma è la notte a fare da padrona, a eccezione di qualche scena intramezza, sempre ambientata in degli spazi cupi, grigi, desolati. Il regista mette in piedi un buon thriller, o meglio, un thriller con delle buone intenzioni. C’è tutto: l’ex poliziotto dal passato burrascoso, ma di animo integerrimo; la bella in difficoltà, che gli chiede ovviamente aiuto; un entourage di tizi loschi e ambigui; infine, l’entità invisibile, lo Stato. Ed è proprio questo Stato, presenza impalpabile eppure presente, a complicare i meccanismi che muovono la storia: cosa c’entrano le istituzioni nella morte di un ragazzo dell’alta borghesia romana?
Il punto debole del film è probabilmente nel protagonista: Luca Argentero è generalmente un bravo attore, a suo agio nella commedia, ma totalmente fuori luogo in questo noir. È un personaggio di poche parole, e l’immagine che si voleva suggerire è senz’altro quella di un individuo riservato, lontano dai giochi di potere della capitale: eppure quelle poche parole sono forse davvero troppo poche e troppo poco incisive per delinearne la psicologia. Stesso discorso vale per Risi, forse anch’egli troppo lontano dal suo genere, rappresentato da Il muro di gomma o Fortapàsc. Un apprezzamento, al contrario, va alle interpretazioni della Herzigova e Amendola, la prima calata nel ruolo di madre distrutta per la perdita del figlio, il secondo credibile nei panni del poliziotto fedele allo Stato, eppure, a sua volta, non del tutto pulito, l’unico a riservare sullo schermo un colpo di scena finale.
