È andata in onda alle 21 di ieri su Radio2, all’interno di Moby Dick, un’intervista a Thom Yorke. Nel corso della chiacchierata con Silvia Boschero, il musicista inglese ha toccato svariati argomenti, dai Radiohead al nuovo progetto, gli Atoms for Peace (che hanno pubblicato da poco il debutto, Amok), passando per l’impegno come musicista e la musica pop.
Riguardo gli Atoms for Peace, gruppo nato dall’unione con Flea, Nigel Godrich, Joey Waronker e Mauro Refosco, Yorke ha spiegato: «La meraviglia del processo di crezione della musica elettronica: startenene a lavorare a lungo in studio con i tuoi mille dettagli in solitaria, sul tuo computer, e poi riuscire a mostrare al pubblico qualcosa di creativo, interessante, e mostrarlo in diretta». Sui Radiohead (con cui dovrebbe tornare a registrare a breve): «Non so il mio futuro, vivo alla giornata, non ho voglia di pensarci, non voglio pensare al futuro né dei Radiohead né degli Atoms for Peace: tutte le strade sono aperte».
E cos’è il pop per Yorke? «Non lo so, con i Radiohead non facciamo una canzone pop dal 1993», scherza il songwriter. E sui Beatles: «Quelle erano canzoni troppo belle per poter essere chiamate “pop”». La verità è che oggi «pop è una parolaccia». Qualche battuta anche sul ruolo sociale dell’artista: «Di recente abbiamo avuto i funerali di stato per Margaret Thatcher che hanno fatto arrabbiare molti, me compreso. In questi casi – spiega Yorke – ho davvero voglia di dire la mia, ma penso anche che sia inutile. In un periodo di crisi così che puoi dire? Vorresti, ma non sai da dove cominciare. Noi siamo stati governati da un branco di imbecilli».
Qui sotto, via Repubblica, una clip con alcuni estratti dall’intervista:
