Alex Proyas – Il corvo

Il corvo di Alex Proyas fu l’ultimo film di Brandon Lee, ucciso accidentalmente da un colpo di pistola durante le riprese della pellicola. Il protagonista, Eric Draven (già dal cognome, il richiamo all’uccello del malaugurio), viene assassinato insieme alla promessa sposa Shelly da dei brutti ceffi legati al boss Top Dollar. Un anno dopo, Eric torna dall’aldilà per vendicare la violenza sulla sua donna e, così, inizia a uccidere uno dopo l’altro i componenti della gang. Ad affiancarlo nella sua missione ci sono l’amica Sarah, una ragazzina con una madre prostituta e tossicodipendente, e Albrecht, un agente di polizia rimasto accanto all’agonizzante Shelly in ospedale, dopo che questa era stata violentata e ferita a morte.

Traboccante di citazioni e anche chicche curiose – tra le altre, sembra che la regia fosse stata inizialmente proposta a Dario Argento e il ruolo di Eric a River Phoenix e Christian Slater –, Il corvo è impresso nell’immaginario collettivo forse più per la precoce e inaspettata fine del suo protagonista, che ha contribuito ad alimentare la curiosità intorno all’opera. Di certo, non è ciò che voleva Michael Massee, alias Funboy, che sparò a Lee, passando tristemente alla storia come colui lo uccise. Per lui non ci furono conseguenze giudiziarie, in quanto la tragica fine dell’attore fu imputabile al caso, al di là delle leggende metropolitane circa un’ipotetica vendetta della mafia cinese, che già aleggiavano intorno al decesso dell’illustre genitore, Bruce. Comunque, nel tempo sono rimaste le numerose citazioni dal film («niente è insignificante», «non può piovere per sempre», «le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre») e quelle mutuate da altre fonti: dal Paradise lost di John Milton al quasi ovvio rimando a Il corvo e altre poesie di Poe. Il lungometraggio gode anche di una bella colonna sonora, in cui primeggia la splendida Burn dei Cure.

Il corvo è senz’altro una discreta pellicola, in cui è stata realizzata una riuscita commistione di horror, drammatico e buoni sentimenti. Si dice che Brandon Lee fu felice per una volta di non dover far ricorso alle arti marziali in una sua performance. Peccato sia stata anche l’ultima.

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