Fabri Fibra è stato estromesso dal “concertone” del Primo Maggio, di cui era, sino a qualche ora fa, l’unico headliner annunciato (assieme a Nicola Piovani). La decisione è arrivata dai sindacati confederati, che hanno accolto un’istanza dell’associazione D.i.re (Donne in Rete Contro la Violenza), la quale, qualche giorno fa, aveva protestato contro l’inclusione nel cartellone dell’evento del rapper senigalliese, accusato di scrivere «testi carichi di stereotipi contro la donna, humus da cui si genera la violenza».
Marco Godano, organizzatore dell’evento, ha commentato: «Non è nei nostri poteri rifiutare le indicazioni che ci arrivano dai sindacati». Fabri Fibra, dal canto suo, ha demandato ad un secondo momento la pubblicazione di un comunicato, attraverso i canali social ufficiali. Una prima risposta alle accuse di D.i.re era stata comunque affidata alcuni giorni fa ad una lettera pubblicata sull’Huffington Post: «Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio. Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo».
E riguardo la violenza sulle donne: «La violenza domestica e in generale la violenza sulle donne, sia verbale che fisica, ha raggiunto in Italia proporzioni inquietanti. Tutti ne dobbiamo immediatamente prendere le distanze e deprecarla come uno dei peggiori crimini che si possano commettere».
