Si è spento nella sua casa di Acilia, a Roma, Franco Califano. Il cantautore, settantacinquenne, era malato da tempo, ma fino all’ultimo non aveva rinunciato a suonare: il 18 marzo si era esibito al teatro Sistina di Roma. «Non ha mai smesso di cantare e di scrivere canzoni», spiega il cantautore Enrico Giaretta, suo pianista e figlio artistico.
Originario di Pagani, Salerno, Califano nacque su un aereo mentre era in volo su Tripoli (nel 1938, però, era ancora territorio italiano). Tra i suoi successi, Tutto il resto è noia, La mia libertà, Io non piango e Io per le strade di quartiere. Aveva scritto anche per altri artisti, da Mia Martini (la celebre Minuetto) a Ornella Vanoni e Mina. La sua travagliata vicenda personale, fatta di eccessi e carcere (fu arrestato nel 1970 e nel 1983 per possesso di stupefacenti e porto abusivo di armi), contribuirono a creare il mito del “Califfo” e gli ispirò anche un disco, Impronte digitali (1984). Califano aveva avuto, giovanissimo, anche una figlia, Silvia, che aveva riconosciuto, ma dalla quale si era allontanato.
Negli ultimi anni, molteplici le apparizioni televisive (nel 2006 a Music Farm di Simona Ventura, tra il 2007 e il 2010 a Ciao Darwin di Paolo Bonolis), con un cameo anche nella serie Romanzo criminale. E una polemica: la richiesta della legge Bacchelli (il sussidio statale agli artisti indigenti), poi subito smentita. Attualmente, Califano aveva in programma un mini-tour e un disco di canzoni in romanesco rivisitate in chiave jazz.
