Uno degli obbiettivi fondamentali di tutta la filmografia di Spike Lee è senza dubbio quello di trattare il difficile rapporto tra bianchi e neri, ritraendo quest’ultimi a trecentosessanta gradi, pregi e difetti inclusi. Miracolo a Sant’Anna riprende questo intento, a cui si aggiunge l’ambizioso piano del cineasta di uscire dagli Stati Uniti, portando il set in Italia, dove ottenne i finanziamenti necessari al suo lavoro: partendo da un fatto realmente accaduto durante la Seconda guerra mondiale – la strage di Sant’Anna di Stazzema nel 1944 –, Lee realizzò una parziale rilettura della Storia, tanto da venire accusato di revisionismo. Il regista si è sempre difeso, sostenendo che pure il romanzo omonimo da cui la pellicola è tratta (scritto da James McBride) fonde elementi reali e immaginari.
Tutto inizia a New York negli anni Ottanta, quando un impiegato postale di colore spara a un italo-americano. A casa dell’omicida viene ritrovata la testa di una statua proveniente da Firenze. L’accaduto è il pretesto per operare un flashback e raccontare una vicenda che vede protagonisti alcuni soldati della novantaduesima divisione Buffalo Soldiers, presenti lungo la linea gotica durante la Campagna d’Italia (1943-1945). Dopo aver salvato la vita di un bambino, Angelo, rimasti isolati in un paese toscano i militari vengono a contatto con la quotidianità della gente, dei partigiani e delle varie forze armate stanziate nel territorio.
Lee lascia intendere che l’eccidio di Sant’Anna fu un atto di rappresaglia, in seguito al tradimento di un partigiano, Rodolfo, che altri non è che l’uomo ucciso all’ufficio postale da uno degli ex commilitoni, Hector Negron, il quale, casualmente, se lo ritrova davanti dopo tanti anni. Questa versione è stata da più parti criticata, in quanto è accertato che la vicenda fu un’azione premeditata: alla fine fu riconosciuto al film il deterrente di avere almeno attribuito la responsabilità dell’evento «all’occupante nazista».
Miracolo a Sant’Anna fu un flop al botteghino, ma la storia della testa di statua e il ritrovarsi dei soldati americani in un contesto ricco sia da un punto di vista storico che culturale, spinge a prendere coscienza dell’eterogeneo e vasto patrimonio della nostra nazione. Peccato sia una riflessione scaturita non dagli italiani, ma dagli americani di Lee che, al di là delle polemiche di revisionismo o meno, con Miracolo a Sant’Anna ha reso omaggio a una delle pagine più importanti della storia del nostro paese: la Resistenza.
