Quando si ha a che fare con re e presidenti, alle volte ci si dimentica che dietro al ruolo istituzionale ci sono delle persone: esseri umani, con debolezze che è spesso bene celare, in nome dei doveri verso una nazione. Una responsabilità che diventa ancora più gravosa se le figure in questione sono inserite in un contesto storico difficile.
Alla fine degli anni Trenta, Giorgio VI (soprannominato Bertie) e la moglie Elizabeth giungono in visita presso la casa di campagna del presidente americano Roosevelt: la Gran Bretagna ha bisogno dell’alleanza degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, e il weekend organizzato nella magione sembra perfetto per sancire, in modo informale, l’accordo.
Nell’idilliaco paesaggio bucolico dipinto da Roger Michell, trova spazio la relazione tra il presidente e sua cugina Margaret. Ben presto, gli spettatori scoprono che Roosevelt è un dongiovanni e che la moglie Eleanor lo aveva abbandonato proprio perché, in un’occasione, lo aveva colto in flagrante. Ma Roosevelt è anche molto malato: la poliomielite lo ha ridotto su una sedia a rotelle, e c’è sempre qualcuno che deve trasportarlo in braccio da un posto a un altro. La sua controparte è rappresentata da Giorgio VI: in perenne paragone con il fratello Edoardo (che ha rinunciato al trono per coronare il suo sogno d’amore con Wallis Simpson) e vittima di un’imbarazzante balbuzie, il giovane sovrano fatica a mantenere un equilibrio tra l’etichetta di corte, che gli impone un certo decoro (oltre che l’obbligo morale di difendere la dignità della Gran Bretagna dalle battute sarcastiche degli americani), e la voglia di vivere un’esistenza rilassata.
Si può intravedere in A Royal Weekend una simbolica rivisitazione dei temi trattati ne Il discorso del re (2010), di Tom Hooper, in cui il carattere centrale era proprio quello di Giorgio VI, allora interpretato da Colin Firth. In un continuo confronto tra pubblico e privato, la pellicola di Michell risulta, nel complesso, un lavoro di buona fattura, in cui spicca, tra le altre, l’ottima performance di Bill Murray, nei panni di Roosevelt.
Il conflitto è nell’aria, ed è possibile percepire in anticipo quelle che saranno le disastrose conseguenze di un’azione bellica che chiederà a molti popoli un massiccio tributo di sangue. Ma la guerra è inevitabile, e allora è bene scordarsene per un momento, magari spiando il presidente nelle sue attività amorose, o sorridendo di fronte alla bigotteria della Regina Madre, a cui si accompagna il suo terrore per gli hot dog d’oltreoceano…
