Il primo fu Effetto notte, del 1973. Sette anni dopo, François Truffaut realizzò L’ultimo metrò, secondo capitolo di una trilogia dedicata al mondo dello spettacolo, mai completata. Mentre il primo lungometraggio era legato all’ambito cinematografico, il secondo ha luogo a teatro. I protagonisti di questo eclatante successo di pubblico e critica sono i coniugi Marion e Lucas Steiner e il giovane attore Bernard Granger. La vicenda ha luogo negli anni Quaranta del secolo scorso, durante la Seconda guerra mondiale: il regista sceglie di presentare il delicato tema della persecuzione degli ebrei grazie al personaggio di Lucas, l’impresario teatrale costretto a nascondersi per sfuggire all’arresto. Nel frattempo, la sua compagnia sta preparando la messa in scena di una nuova pièce. Dopo Jules e Jim (1962) torna il tema del triangolo amoroso, che in Truffaut costituisce un po’ un leitmotiv: la donna è sempre il perno della relazione e anche ne L’ultimo metrò il finale rimane ambiguo a riguardo, dal momento che il regista mostra, ancora una volta, una chiara predilezione per il rapporto a tre, piuttosto che per quello di coppia.
Truffaut usa il teatro come pretesto per creare delle storie che, in qualche modo, hanno lo scopo di ritrarre la condizione umana ai tempi del conflitto. La guerra è sinonimo di fame, freddo, povertà, incertezza, e attraverso i piccoli gesti – come quello della madre che lava i capelli al figlio dopo che un soldato tedesco gli ha accarezzato la testa – il regista riflette sulla Resistenza, non solo quella ufficiale, armata, ma anche quella privata, del singolo. La denuncia non riguarda solo il nazismo, ma pure il governo collaborazionista francese, la Repubblica di Vichy. L’ultimo metrò richiamato dal titolo è l’ultima corsa, quella prima del coprifuoco, dopo la quale è possibile incappare nella milizia nazista: quell’ultima corsa è sempre affollata dagli appassionati di cinema e teatro, l’unica via di fuga, anche solo per poche ore, dalla precaria realtà quotidiana.
L’ultimo metrò è un film sull’adattamento, sulla capacità di accettare le situazioni, per quanto complicate, sopportandole con coraggio e spirito positivo. Inoltre, quella di Truffaut è un’opera sull’attesa, su chi aspetta che le cose cambino, che la guerra finisca e tutto torni alla normalità.
