Lee Daniels – Precious

Nel 2009 è uscito nelle sale americane Precious del regista Lee Daniels, con protagonisti l’esordiente Gabourey Sidibe, Mo’Nique, Paula Patton e i musicisti Mariah Carey e Lenny Kravitz. È la storia di Clareece Jones, soprannominata appunto “Precious”, una ragazza obesa, violentata ripetutamente dal padre, di cui rimane incinta per ben due volte, dando alla luce una bambina affetta dalla sindrome di down (nel film chiamata Mongo, abbreviazione di mongoloide) e un bambino, fortunatamente sano. La vicenda ha luogo negli anni Ottanta del secolo scorso: Precious è cresciuta ad Harlem, in mezzo alla miseria, costretta a fare da serva alla madre, che campa grazie al sussidio che i servizi sociali passano alla figlia e ai nipoti. La donna è solita tacciare Precious di stupidità, provando per lei una sorta di rancore poiché rea – a suo avviso – di avergli “rubato l’uomo”.

Precious è semi-analfabeta. A scuola non viene seguita, e quando rimane di nuovo incinta del padre viene espulsa. Tuttavia, viene indirizzata verso un istituto frequentato da ragazze con problemi di natura sociale. È proprio lì che la giovane trova un ambiente che le permette una crescita sia intellettuale che umana, fino a una terribile, e terribilmente ingiusta, scoperta.

Non è facile raccontare certe storie, soprattutto quando parlano di violenze, abusi – non solo fisici ma anche psicologici –, povertà e degrado. Gli occhi sempre tristi di Precious sono lo specchio di un mondo nel quale nessuno di noi vorrebbe sostare, nemmeno per un minuto: l’umiliazione è il perno che fa muovere questo microcosmo impregnato di dolore, dal quale l’adolescente riesce a sfuggire grazie a delle visioni colorate, a dei sogni immaginari fatti di balli, canti, vestiti sgargianti e un fidanzato, uno giovane, bello, non il padre stupratore. Eppure, la protagonista di questo bellissimo lungometraggio possiede una forza d’animo invidiabile: anche di fronte alla perdita di ogni speranza e dell’innocenza, Precious individua un motivo per vivere, per andare avanti, e trovare così un suo posto nella società, emancipandosi soprattutto dalla figura materna, simbolo dello stato di prostrazione di cui è stata vittima per tanto, troppo tempo.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie