Holy smoke (1999) è il quinto lungometraggio di Jane Campion. La protagonista della storia è la giovane Ruth, che in seguito a un viaggio in India decide di non fare ritorno in Australia, aggregandosi a una setta. La famiglia, dopo vari sforzi, riesce a riportarla a casa, affidandola alle cure di PJ, un “deprogrammatore” che accompagna la ragazza in una piccola abitazione nel deserto, con l’intento di ricondurla alla ragione. Contro ogni previsione i ruoli s’invertono: PJ subisce il fascino di Ruth, la quale, comunque, attraversa un momento in cui tutte le sue certezze vengono messe in discussione a causa della terapia.
Ancora una donna al centro dell’attenzione della regista neozelandese: prima di Ruth ci sono state Janet (Un angelo alla mia tavola, 1990), Ada (Lezioni di piano, 1993) e Isabel (Ritratto di signora, 1996). Tutte figure femminili fuori dagli schemi, raffinate e indipendenti da un punto di vista intellettuale, acculturate, e quindi sempre un passo avanti rispetto agli uomini, che in molti casi vengono descritti come esseri rozzi e meschini, capaci di riconoscere una propria dimensione solo relazionandosi con queste donne, guardando il mondo dalla loro prospettiva. Questo è quanto accade anche a PJ, troppo coinvolto dalla sensualità prorompente di Ruth per riuscire a portare a termine la sua rieducazione. Una funzione fondamentale svolge anche l’ambiente: lo sconfinato deserto australiano amplifica le emozioni, non ci sono distrazioni e l’individuo si ritrova intrappolato in un continuo confronto con se stesso.
Holy Smoke è un buon film anche se, comparati ai precedenti caratteri della Campion, presi singolarmente Ruth e PJ appaiono di minor spessore: Harvey Keitel risultava più affascinante e credibile nei panni di Baines, sconvolto da vera passione per Ada, mentre in Holy Smoke rischia di diventare – soprattutto nella parte in cui si camuffa da donna – un po’ patetico. Kate Winslet se la cava, ma con i soggetti messi in scena da Kerry Smith, Holly Hunter e Nicole Kidman non c’è paragone. Nonostante tutto, in Holy Smoke regge la relazione dialettica tra i due personaggi e anche la trama si rivela in definitiva ben costruita. Interessante è il discorso sulla religione, che spinge a una riflessione sul bisogno umano di credere in qualcosa ed entrare in contatto con un’entità che esuli dalla corruzione del quotidiano.
