Francesca Muci – L’amore è imperfetto

Elena è una trentacinquenne un po’ anaffettiva in seguito a una brutta delusione d’amore – ha scoperto che Marco, il suo compagno, in realtà è gay. Il suo passato nasconde un ulteriore, triste segreto: Marco, spinto da un impellente desiderio di paternità, aveva chiesto alla donna un figlio e lei l’aveva accontentato. Quando Claudia era nata, la madre l’aveva lasciata subito al padre e per anni non aveva avuto più sue notizie. Un giorno Elena incontra Adriana, una ragazza di diciotto anni con cui inizia una relazione lesbica altalenante: da una parte Elena sente il bisogno di abbandonarsi alle emozioni, dall’altra il desiderio di legarsi a Ettore, un uomo maturo che può garantirle una certa stabilità da un punto di vista sentimentale.

L’amore è imperfetto, ossia, come ci spiega la regista del film Francesca Muci, «sono le imperfezioni a creare le alchimie che spesso si confondono con l’amore perfetto regalando l’illusione dell’agognata perfezione». Se si potesse definire questa pellicola con un’espressione, si potrebbe optare per “la fiera delle ovvietà”, nel senso che in un’ora e mezza sono presenti tutti i più triti luoghi comuni sull’amore e i sentimenti. Inoltre, i personaggi mancano totalmente di spessore, in particolare quello di Adriana che, per qualche motivo oscuro allo spettatore, dovrebbe portare lo scompiglio nella vita di Elena (in realtà, siamo di fronte alla classica adolescente confusa e trascurata dai genitori che sperimenta i primi giochi erotici). La sceneggiatura è piuttosto debole, pur basandosi su un’opera letteraria, appunto l’omonimo libro della Muci, edito a inizio anno da Piemme. Anche lo scritto, in effetti, è piuttosto puerile, ma almeno nel romanzo la storia Adriana-Elena è un attimo più complessa, mentre nel film il tutto si risolve con un bel lieto fine in cui tutti vissero felici e contenti, compreso il buon Ettore, che accetta di buon grado il rapporto tra la sua donna e la giovane.

Insomma, un po’ della perversione sessuale del Beigbeder d’Oltralpe, un po’ dello smielato romanticismo tipicamente nostrano (e la lista dei lungometraggi del genere è lunga) e il gioco è fatto: questo esordio alla regia non è di certo memorabile, ma comunque ci auguriamo che una partenza un po’ mediocre non sia un deterrente per Francesca Muci e che i suoi prossimi lavori ci offrano qualcosa di qualità migliore.

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