Julian Schnabel – Basquiat

A qualunque cosa vogliate associare il termine “graffiti”, ovunque vogliate collocare questa forma per alcuni d’arte per altri di sfregio, il comune denominatore rimane uno soltanto: la strada. Ma non la strada intesa come infrastruttura, ma come “tessuto urbano”. Il graffitismo nacque negli Stati Uniti intorno agli anni Settanta, ma raggiunse una certa maturità nello stile solo un decennio dopo. E a proposito del carattere underground del graffitismo, uno dei suoi più importanti esponenti, Keith Haring, sosteneva che l’arte non doveva essere un’attività riservata «all’apprezzamento dei pochi», ma al servizio di chiunque.

Ma, se citiamo Haring, dobbiamo menzionare anche Jean-Michel Basquiat, o SAMO, lo pseudonimo con cui era solito taggarsi insieme all’amico Al Diaz: questo almeno fino al 1978, quando i loro percorsi si divisero a causa di differenze artistiche inconciliabili. Da quel momento in poi Basquiat proseguì da solo, fino al casuale incontro con Andy Warhol.

basquiat

Aggiungiamo un altro nome: Julian Schnabel. Cosa c’entra con Basquiat? Punto numero uno, pure Schnabel è un pittore, e a New York oltretutto piuttosto famoso. In Italia, però, è noto principalmente come regista: Prima che sia notte (2000), Lo scafandro e la farfalla (2007), Miral (2010). Punto numero due, il primo lungometraggio di Schnabel si intitola Basquiat (1996), ed è un film dedicato proprio all’artista scomparso il 12 agosto 1988, per overdose di eroina. Schnabel maneggia una materia che conosce e per questo il film gode di una certa solidità, almeno per quanto riguarda l’approccio all’ambiente in cui i personaggi si muovono. Da segnalare, oltre all’ottima performance dell’intero cast, la colonna sonora di Schnabel insieme a John Cale – storico fondatore dei Velvet Underground –, che nei titoli di coda ci regala una splendida cover di “Hallelujah” di Leonard Cohen.

Il film insiste soprattutto sul legame di Basquiat con la sua città, New York, per la quale egli prova un sentimento di odio-amore: se da una parte vorrebbe allontanarsene, dall’altra la metropoli gli fornisce l’ispirazione per le sue opere. New York diventa la tela sulla quale il pittore lascia il suo messaggio, con uno stile nervoso eppure immediato, di grande potenza espressiva.

Basquiat è il primo artista di colore a raggiungere un inatteso successo negli anni Ottanta: alla sua morte, i suoi quadri sono contesi dai galleristi di tutto il mondo. La fama lo consuma giorno dopo giorno e il film di Schnabel riflette proprio su questo aspetto; fondamentale è il rapporto con Warhol, con il quale Basquiat vive una specie di simbiosi, tanto che la morte del genio della Pop Art decreta un crollo psicologico nel suo pupillo, con un conseguente, notevole peggioramento della sua tossicodipendenza, preludio alla successiva e prematura morte.

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