Ernesto Guevara de la Serna: guerrigliere, scrittore, medico, icona rivoluzionaria e mito immortale e indimenticabile, come la foto scattata da Alberto Korda e regalata all’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli. Quell’immagine, che tutti conoscono, oggi si ritrova in bandiere, copertine di libri, diari, cartoline, insomma un po’ ovunque. Da parte sua, Feltrinelli fu uno degli editori nostrani che maggiormente contribuì alla diffusione delle opere del Che nel nostro paese, sin dagli anni Sessanta.
Ma chi fu Che Guevara? Nacque in Argentina, da una famiglia benestante, e nel 1953 si laureò in medicina. L’ispirazione di quello che sarebbe stato il suo futuro prese forma durante un viaggio compiuto nel 1951. Una delle tappe fu un lebbrosario in Perù, dove il Che si fermò per compiere delle opere di volontariato: in quell’occasione egli venne, per la prima volta, in diretto contatto con la disuguaglianza sociale ed economica, che fece nascere in lui la consapevolezza della necessità di un cambiamento. A influenzare il suo pensiero fu senza dubbio la lettura dei testi di Marx, che indicavano nel processo rivoluzionario la via più efficace per sconfiggere i mali della società capitalistica. Il Che fu uno dei maggiori fautori della rivoluzione cubana, che comportò la caduta del dittatore Fulgencio Batista e l’ascesa al potere di Fidel Castro. Dopo la vittoria, Che Guevara scomparve: rimase latitante dal 1965 al 1967, quando riapparve in Bolivia, dove guidò la guerriglia fino alla morte, avvenuta il 9 ottobre 1967.
Il cinema si è occupato in diverse occasioni del Che, alle volte anche in modo un po’ indiretto (basti pensare ad Antonio Banderas in Evita). Nel 1968, in El “Che” Guevara, basato su un instant book di Adriano Bolzoni, vennero narrati gli ultimi anni di vita del Che, interpretato da Francisco Rabal. Tuttavia, dobbiamo aspettare il 2004 per un film di vero spessore sul personaggio, ossia I diari della motocicletta di Walter Salles, ispirato a Latinoamericana, uno dei diari di viaggio del Che, pubblicato in Italia all’inizio degli anni Novanta proprio da Feltrinelli. Il testo raccoglieva gli appunti dell’itinerario compiuto dal Che, allora ancora studente di medicina, con Alberto Granado a bordo della “Poderosa II”. Il film ritraeva i primi contatti con la povertà e l’esigenza di un mondo più giusto, dove la ricchezza fosse distribuita in modo equo: la pellicola fu un tentativo più o meno esplicito di analizzare le motivazioni alla base delle scelte politiche e personali del Che. Tra i collaboratori del regista figurava Gianni Minà, che nel 2003 aveva realizzato un documentario intitolato In viaggio con Che Guevara, in cui Granado fu invitato, cinquant’anni dopo, a rivivere con la memoria il percorso compiuto insieme all’amico. A questo racconto si alternavano immagini del dietro le quinte de I diari della motocicletta.
Il film più conosciuto, e forse anche uno dei più riusciti, sulla figura del Che è quello di Steven Soderbergh con protagonista Benicio Del Toro. In realtà si trattava di un lavoro in due parti: la prima, intitolata Che – L’argentino, narrava le tappe della rivoluzione cubana, dal 26 novembre 1956, quando il Che partì con Fidel Castro alla volta di Cuba, alla testa di un gruppo di ribelli decisi a rovesciare la dittatura. La seconda parte, Che – Guerriglia, ripercorreva invece gli ultimi tre anni di vita del Che. Dopo la rivoluzione, all’apice della gloria, egli partì per la Bolivia, dove pianificò la recluta e l’addestramento di futuri guerriglieri, con l’obbiettivo di intraprendere un’azione sovversiva in tutta l’America Latina. L’identificazione di Del Toro con Ernesto Guevara fu tale, che la sua brillante performance venne premiata nel 2008 al Festival di Cannes.
