Elia Kazan – Fronte del porto

Terry Malloy (Marlon Brando), è un ex pugile ed ora scaricatore di porto. Un giorno, un suo collega, Joy, precipita dal tetto di un palazzo: non si tratta però di un incidente, ma di un’esecuzione, ordinata da Johnny Friendly (Lee J. Cobb), il capo del sindacato, che estorce denaro dalle buste paga in cambio di lavoro. Da quel momento, Terry acquista lentamente coscienza della propria condizione: guidato da padre Barry (Carl Malden), decide di denunciare Friendly e il sindacato alle autorità. Non lo fermeranno neppure la morte di un altro collega, Dugan (Pat Henning), e del fratello, Charley (Rod Steiger), anch’egli un tempo sodale di Johnny.

Ispirandosi ad un racconto di Budd Schulber e a diversi articoli di Malcolm Johnson per il «The New Sun», Elia Kazan, con Fronte del porto, inscena una parabola di redenzione e riscatto sullo sfondo delle durissime condizioni di lavoro dei portuali USA anni ’50. Sotto questo punto di vista, il film è un esempio di cinema americano del dopoguerra che guarda al neorealismo italiano, sebbene solo in superficie. Molte le scene memorabili, a cominciare da quella in cui Terry raccoglie il guanto caduto a Edie (Eva Marie Saint) e inizia ad accarezzarlo: in quel gesto si racchiudono, al tempo stesso, l’attrazione nei confronti della sorella di Joy e il senso di colpa (Terry sapeva, ma non ha fatto nulla per fermare gli assassini dell’uomo).

Quello di Kazan, dunque, è un film che alza le bandiere contro le ingiustizie sociali: il cammino barcollante e il corpo pieno di ferite di Brando, sul finale, rappresentano un elogio della forza del cuore piuttosto che di quella fisica. Non a caso, Roland Barthes ha inserito proprio la chiusura della pellicola nei suoi Miti d’oggi, evidenziando il valore cristologico della figura di Terry, il quale, pestato da Johnny per aver finalmente denunciato alle autorità la corruzione del sindacato, «si dirige verso il padrone che gli ridarà il lavoro segnando il gesto di una “comunione” che non conosce limiti». Ma dietro alla storia di Fronte del porto, Kazan nasconde anche la propria vicenda personale di delatore presso la Commissione McCarthy: non è un caso, quindi, che il film ruoti intorno al tema della spia, della verità nascosta e svelata e della redenzione.

«Ma non è questo. È questione di classe! Potevo diventare un campione. Potevo diventare qualcuno, invece di niente, come sono adesso», lamenta Terry, che, spinto dal fratello, anni prima ha venduto la propria carriera di boxeur in un incontro truccato. In Fronte del porto, però, il giovane si rialza dal tappeto con orgoglio: Malloy è diventato qualcuno, un campione sul “ring” per la battaglia dei diritti dei lavoratori, un cazzotto lanciato contro l’ingiustizia e l’omertà, che al tempo stesso consacra Marlon Brando e consegna il film di Kazan alla storia del cinema.

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