C’erano una volta i tardi ’80, la dance, la moda sempre più spopolata del ballo e l’effetto di questa sulla musica pop. C’erano una volta i postumi della new wave, e chi da quei postumi ha tratto le coordinate per una carriera, un sound e uno stile.
I Pet Shop Boys possono essere considerati a ragion veduta tra i pionieri dell’electro-pop, il figliaccio del pop romantico-sintetico di inizio ’80 che ha segnato in maniera indissolubile la seconda metà di quel decennio. Ma a Neil Tennant e Chris Lowe piace da sempre nascondersi. Negli album più recenti sono sempre apparsi affannati, alle strette, costretti a raschiare il fondo di un barile ormai vuoto. Ma in quei “fondi” hanno celato momenti di intimismo e poetica del tutto particolari, coadiuvati da una ricerca tecnico-sonora sempre al passo con i tempi.
Elysium è disco nostalgico per eccellenza, che fa del “retrò” la sua caratteristica principale. È un intreccio di ritmi, melodie e ammiccamenti tardo-estivi tanto quanto la bellissima copertina, di quelli da ascoltarsi alla fine di un’avventura ripensando ai momenti più intensi che l’hanno caratterizzata. Agosto, fine estate, riguardando le foto del mare, ma anche la fine di un’epoca, di un’età, ricordando i bei momenti passati fra amici e quella giovinezza che ormai se n’è andata.
Nostalgia, dunque, che nella ricetta dei Pet Shop Boys vorrebbe di nuovo far rima con qualità, eleganza. Ma accade che dopo tanto tempo e belle cose, questa volta il duo pare davvero aver iniziato a raschiare il fondo di un barile che inizia a non poter vantare più nemmeno le pepite sotterrate nella ruggine. Al suo interno, non mancano momenti di alta classe pop – come l’opener spensierato di Leaving, il trip-hop da vetro appannato di Invisible, l’inno ai ricordi di Winner, lo sguardo verso un futuro che non c’è di Memory of the future e la conclusiva distesa rassegnata di Requiem in denim and leopardskin –, invischiati però in vere e proprie odissee di senilità, ben rappresentate dal tentativo pseudo-trance di Face like that e dall’inconcludente lentezza di Your early stuff.
Elysium non è una caduta – forte com’è di una manciata di pezzi, al solito, ottimi – ma il naturale epitaffio di un percorso che, duole dirlo, è durato finanche troppo senza grosse variazioni. Dopo aver dimostrato una così ampia scorta di riserve creative, capaci nei Duemila di tenere ancora alto il valore di un pop da tempo invecchiato, anche per i Pet Shop Boys sembra essere arrivato il momento della resa. Tanto vale, quindi, rifugiarsi nella nostalgia: esattamente quel che fa quest’album, con risultati altalenanti e, nel complesso, tirati.
