AA. VV. – Il cavedio

Otto mani di donna a comporre una polifonia. Il cavedio, uscito per i tipi di Fernandel nel 2011, è un romanzo a più voci in cui quattro autrici, Francesca Bonafini, Mascia Di Marco, Partizia Rinaldi e Nadia Terranova, sbriciolano una storia semplice e complicano la linearità apparente di una vicenda umana qualsiasi.

Si sa, le donne sopravvivono spesso agli uomini e il nero del loro lutto contiene un caleidoscopio di ricordi. Così alla morte del napoletano Patrizio Zelfi, individuo mediocre e a tratti meschino, ma abile dongiovanni aiutato dal bell’aspetto di cui la sorte lo aveva dotato, tre donne fecondate dal seme del suo fascino lo piangono e ne rinnovano la memoria, producendo un racconto che per ognuna coincide con un’autobiografia.

Francesca Bonafini dà voce a Floriana Terrasanta. Siciliana, moglie fedele dell’infedele Zelfi, scelta perché arrendevole e infiacchita dal peso di un’infanzia di povertà e dolore. La sua rassegnazione corrisponde in realtà alla saggezza di chi sa accontentarsi e di chi non si dilania nello sforzo, a volte improduttivo, spesso pericoloso, dell’emancipazione. Lo stesso tradimento è per Floriana un’onta da sopportare e da gestire per conservare quel po’ di sicurezza raggiunta, quella fatta di casa, figli, vacanze, bijoux.

Tutto diverso per Marta Benvenuti, personaggio creato dalla penna di Mascia Di Marco. Tra le prime donne sedotte e abbandonate da Zelfi a Napoli, Marta supera lo smacco e costruisce su di sé una corazza di vetro infrangibile. Scrittrice di successo e facile amante, trasferitasi a Milano vive una vita ricca di eventi ma povera di senso; finché un giorno, in un batter di ciglia, riceve l’epifania della propria esistenza: si ritira dalla vita mondana e, in compagnia di uno specchio, trascorre anni a contemplare il proprio decadimento fisico. Un fiore che appassisce senza mai aver raggiunto la sua pienezza, chiuso nel bocciolo del ricordo di una storia d’amore, l’unica, finita male.

L’ultima e tragica storia è quella di Elisa Franzin, creazione di Patrizia Rinaldi. Promettente attrice, Elisa, la veneta che vive a Roma, finisce tra le grinfie dello spietato Zelfi e, bellissima, alimenta il fuoco della sua passione con teneri vagheggiamenti d’amore. Quando Zelfi la caccia via dalla sua vita, Elisa perde tutto e devia da se stessa, finendo alcolista e prostituta in una Genova che la raccoglie come un frutto marcio rigurgitato dal mare.

Sul finale è lo stesso Zelfi, pensato da Nadia Terranova, a parlare e a raccontarsi.

Il cavedio è un felice esperimento narrativo in cui gli stili delle quattro scrittrici emergono ognuno nella propria tipicità, senza però fallire nel tentativo di armonizzazione, quasi a significare che ogni storia è di per sé una e molteplice, scomponibile grazie alla varietà offerta dal punto di vista. È la storia di Zelfi, Floriana, Marta e Patrizia, ma è insieme la storia di mezzo secolo italiano vista da nord così come da sud, da un uomo e dalla prospettiva eccentrica di tre strane donne.