Chewingum – Ex Liceo Classico, Civitanova Alta (MC)

Non c’è modo più autentico per accostarsi all’universo pluricromatico dei Chewingum che quello di accantonare l’idea di una canonica intervista e piuttosto passare in rassegna con loro, a live concluso, in una tarda domenica esondata da Giove Pluvio, i più salaci fra i racconti brevi pubblicati da Zucchero Fornaciari in Il suono della domenica (Mondadori). Guasconi ma anche introspettivi e melanconici, camuffano con le loro sonorità così fantasticamente disparate, e coi loro movimenti danzerecci degni delle migliori balere di Miramare, contenuti autentici ed idee di gran respiro, evocate sul sottile filo del nonsense.

L’occasione è stata offerta dalla rassegna «Popsound» di Popsophia, dove i nostri hanno dato voce al filone indie-pop entro un’aula dell’ex liceo classico di Civitanova Alta tappezzata di quadri raffiguranti icone fluo e di libri in bella mostra, a fare da cornice neanche troppo metaforica. Il trio marchigiano, composto da Fabio Marconi (batteria elettronica e sampler), Giovanni Imparato (chitarra e voce) e Marco Cattaneo (basso), ha all’attivo tre album, l’ultimo dei quali, Nilo, è stato pubblicato il 29 febbraio 2012 per Garrincha Dischi, dopo una lunga gestazione nel loro studio Uruguay Supersound.

Il brano con cui si apre la serata è Atlantic City, prima traccia dell’album, quanto basta per constatare l’ottimo stato di salute della band. A seguire China metropolitana, L’alba di Roma Est, fino al rispolvero di No guarda scusa devo andare, tratta dall’LP del 2008, La seconda cosa da andare. Il gruppo concentra i momenti più alti del suo repertorio a metà concerto, alternando con calibrato dosaggio l’idillio della trasognata Anna è la scintilla alla maggiore intensità ritmica di Il Neorealismo del lunedì e Sambamara. L’apice lo si raggiunge con Svastiche, che Imparato dedica a Steve Jobs, non a caso pluricelebrato nella rassegna che li ha ospitati, a voler chiarire, suppongo, come al di là dei feticismi digitali, l’ex CEO di Apple sia stato votato a santo della teologia neoliberista per intrinseca fascinazione e sottomissione, per la forza del dogma più che per la sua verità («le svastiche circondano il tuo muro / fingendo di sapere quanto è vero», per l’appunto). Sul finire, i Chewingum propongono per la prima volta dal vivo Giugno profondo come il mare, sesta traccia della compilation di Garrincha Il calendisco (2012), e salutano gli astanti sudati e sorridenti sulle note della freschissima Oregon ghiacciai.

Ora, se vi chiedete chi siano i Chewingum o cosa facciano o come potete ascoltare quello che fanno e come lo fanno, non c’è cosa migliore che andarseli a vedere dal vivo, dopodiché, cose come volerne a tutti i costi il disco, diventarne ascoltatore dipendente e cliccare in maniera compulsiva il refresh del loro nuovissimo videoclip verrano da sé. Provare per credere.

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