Sanremo 2014: chi sono gli ospiti internazionali

Nella conferenza stampa di ieri, Fabio Fazio ha annunciato gli ospiti musicali internazionali del Festival di Sanremo 2014. Cinque nomi – Stromae, Rufus Wainwright, Damien Rice, Paolo Nutini e Cat Stevens – che andranno ad arricchire un cartellone inevitabilmente dominato dai vip di casa nostra (Renzo Arbore, Franca Valeri, Enrico Brignano, l’astronauta Luca Parmitano, Raffaella Carrà, Claudio Baglioni e Gino Paoli) e dal rendez-vous di Fazio con Laetitia Casta (con cui condusse il festival nel 1999).

Scelte interessanti, quelle della direzione artistica del Festival, soprattutto per quanto riguarda il nome di Damien Rice. Il songwriter irlandese, che ha esordito nel 2002 con lo splendido O, non pubblica un disco dal 2006 (anno di 9). Voci lo danno al lavoro sul terzo album, che dovrebbe essere un ritorno alle origini: la lavorazione sarebbe ancora nelle fasi iniziali e si starebbe svolgendo in gran segreto. Il musicista, inoltre, avrebbe in programma un tour mondiale nel 2015, ma si tratta per ora solo di voci. Chissà che la sua performance a Sanremo (ancora senza una data precisa) non chiarisca un po’ le idee al riguardo.

Chi invece un terzo album lo farà di sicuro è lo scozzese Paolo Nutini, che il prossimo 15 aprile darà alle stampe Caustic love. Il disco è stato preceduto in queste settimane dal singolo Scream (funk my life up), decisamente influenzato dalla black music. Molto probabile che sul palco dell’Ariston lo sentiremo proporre il pezzo (quando ancora non si sa):

Chi sicuramente sarà musicalmente a proprio agio a Sanremo è Rufus Wainwright. Il songwriter canadese si esibirà il 19 febbraio e, con l’ausilio del suo pianoforte e dell’orchestra della Rai, eseguirà due pezzi del suo repertorio, contenuti anche nell’antologia Vibrate: the best of Rufus Wainwright, in uscita il 20 febbraio: probabile che uno dei due sia l’inedito Me and Liza, che vi abbiamo fatto ascoltare qualche giorno fa. Quella sanremese sarà solo una delle tappe italiane di Wainright: le altre sono il 4 aprile al Teatro Grande di Brescia e l’8 aprile al Teatro Duse di Bologna.


Se Wainwright, nonosante i 41 anni d’età, può essere ragionevolmente considerato un veterano, il belga Stromae è decisamente la matricola tra i superospiti. Classe 1985, originario del Ruanda da parte di padre, ma belga da parte di madre, Paul Van Haver ha esordito nel 2007 con Juste un cerveau, un flow, un fond et un mic…, ma ha raggiunto il successo internazionale l’anno scorso, con il terzo LP, Racine carrée. Tra i brani presenti in scaletta, anche Tous les mêmes, nel cui video compare vestito da donna per denunciare una storia di abusi. Chissà che Stromae non ripeta la performance anche sul palco dell’Ariston, durante la finale del 22 febbraio:

Infine, Cat Stevens, ribattezzatosi Yusuf Islam dopo la conversione all’Islam nel 1977. Inglese ma di origini cipriote, Stevens (vero nome Steven Demetre Georgiou) è tornato a fare musica nel 2006 dopo un lunghissimo silenzio (26 anni). È considerato (a ragione) una delle leggende della musica folk internazionale, e un album come Tea for the Tillerman (1971), con brani quali Wild world, Where do the children play?, Sad Lisa e Father and son, è lì a dimostrarlo ancora oggi.