Non ti muovere

Non ti muovere: Margaret Mazzantini e l’infinita attesa

«Non ti muovere. Tu non morire, Angela, non morire prima che tua madre sia atterrata. Non lasciare che la tua anima attraversi le nuvole che lei sta guardando serena. Non tagliare la rotta del suo aereo, resta, figlia nostra. Non ti muovere». Una speranza profonda, un grido disperato, una preghiera fatta in silenzio. A parlare è Timoteo, al capezzale della figlia quindicenne vittima di un incidente in motorino. Lui, chirurgo, oggi deve assistere immobile all’operazione della figlia, e in quell’attesa, racconta.

Il romanzo che ha consacrato Margaret Mazzantini tra le migliori autrici italiane, (Non ti muovere è stato vincitore del Premio Strega 2002 e nel 2004 è stato portato sul grande schermo da Sergio Castellitto, con Penélope Cruz e Claudia Gerini) è, paradossalmente, un viaggio nell’immobilità dell’uomo, il senso massimo dell’impotenza di un padre che è anche marito e amante. Che cosa può fare Timoteo mentre sua figlia è appesa a un filo tra la vita e la morte? Attende; e riempie quell’attesa raccontando senza freni e senza remore ciò che è stato della sua vita in quegli anni.

Non ti muovere
Non ti muovere è stato portato sul grande schermo da Sergio Castellitto

In questo racconto non esistono più né fermezza né cinismo, cadono le maschere di padre e marito modello, e nell’immobilità si svela pian piano un’immagine straniata e violenta. Così scopriamo di segreti dolorosi, di storie d’amore potenti e squallide che possono cambiare la vita. Già, possono; perché tutto in Non ti muovere è una possibilità infinita e leggerissima (nel senso che no ha forza), proprio come la vita di Angela. Il racconto di un padre immobile di fronte alla figlia, è l’apologia dell’infedeltà, dell’amore nuovo che vince sull’abitudine, dell’inutilità umana, di “stupratori che non sanno come crescere”: «Niente può salvarci da noi stessi […] l’indulgenza è un frutto che cade a terra già cariato […] adesso ero inutile come un cecchino morto».

Margaret Mazzantini, in Non ti muovere, crea un personaggio che oscilla tra il vivere fino al limite ogni cosa e l’estraniamento completo. In quell’attesa, raccontando, si annienta e si scopre per quel che è stato, immobile: «Sono una merda egoista. Sto rovinando la vita a tutte le persone che mi circondano, ma non so nemmeno io quello che voglio, sto semplicemente perdendo tempo. Ho desiderio di una donna ma forse mi vergogno di lei. Ho paura di perderti, ma forse sto facendo di tutto per essere lasciato. Ma tu rimani qui, aggrappata a me».

Margaret Mazzantini
Margaret Mazzantini

Tutto è fermo in Non ti muovere, tutto è inutile. E nella consapevolezza di essere un uomo immobile, Timoteo prega costantemente perché gli altri facciano lo stesso: la figlia non deve morire, Ada non deve dargli la notizia, la moglie non deve lasciarlo, Italia deve restare. E anche quando l’uomo ha uno scatto impetuoso e decide di vivere con la sua amante, la vita si ribella e lei muore. Ogni passo è un rischio, quindi meglio non muoversi e attendere, e nell’attesa raccontare, sperando che più si parli più si viva, barattando la morte con la vita.

La storia di Non ti muovere è una storia di immobilità, seppur sembri un viaggio con tante destinazioni e tanti percorsi: un uomo verso una donna, un uomo verso tante donne, un padre verso una figlia e viceversa. Ognuno disintegrato da dolore. Chi farà il primo passo?

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.