Marco Loprete, 02 aprile 2012 | Novità

Marco Tullio Giordana - Romanzo di una strage

Difficile approcciarsi ad un film come Romanzo di una strage. Difficile perché la materia è di quelle che scottano, e non ce la si può cavare con qualche semplice considerazione estetico-poetica sull’opera. La strage di piazza Fontana, l’evento-cardine intorno al quale ruota la pellicola di Marco Tullio Giordana, è un ricordo ancora troppo doloroso, una ferita ben lungi dall’essere rimarginata. Nonostante siano passati 43 anni da quel fatidico 12 dicembre, la verità processuale ci dice che non ci sono colpevoli per la bomba alla Banca dell’agricoltura di Milano, che provocò la morte di 17 persone e il ferimento di altre 88. Tutti assolti, insomma, dopo 36 anni di processi che videro gli inquirenti dapprima impegnati a seguire la pista anarchica e poi, una volta constatata l’inconsistenza di quella traccia, concentrarsi sulla galassia neofascista veneta. Le ricostruzioni più plausibili, tuttavia, parlano della complicità di servizi segreti e pezzi di Stato, i quali avrebbero cospirato con il terrorismo nero per sovvertire le istituzioni democratiche.

 

La bomba del 1969, per la quale fu coniata l’espressione “strage di Stato”, inaugurò ufficialmente la “strategia della tensione” ed aprì un decennio di tensioni e violenze per il nostro Paese, culminato poi con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. Giordana, autore che s’iscrive nella tradizione del cinema d’impegno civile italiano, si concentra su un segmento di quell’epoca infausta, dedicando i 130 minuti del suo racconto agli eventi compresi tra l’attentato di Milano e la morte del commissario Calabresi, avvenuta il 17 maggio del 1972.

 

Di polemiche il film, nelle sale dal 30 marzo, ne ha già scatenate parecchie. Qualcuno, ad esempio, ha rimproverato a Giordana un’eccessiva dose di buonismo, per cui i cattivi “veri” rimangono fuori dal perimetro narrativo e persino uno come il principe Borghese mostra una sorta di contegno militaresco dinanzi al numero di vittime. Altri (Sofri, in primis) se la sono presa con la tesi che il film sposa, quella della “doppia bomba”, una “innocua”, piazzata perché esplodesse a chiusura della banca, e l’altra sistemata ad insaputa della prima per provocare una carneficina. Questo è quello che il capo degli Affari Riservati D’Amato suggerisce ad un sempre più afflitto Calabresi in uno dei momenti cruciali del film. A onor del vero va detto che tale ipotesi il regista la mutua da Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, edito da Ponte alle Grazie nel 2009 e recentemente ristampato. La differenza sostanziale rispetto al libro è che Giordana rifiuta la matrice anarchica della prima bomba, attribuendola ad un neofascista sosia di Valpreda, mentre per la seconda permane l’idea che sia stata introdotta nell’edificio da qualcuno legato ai servizi segreti deviati o all’ala più oltranzista della NATO, convinta della necessità di delegittimare (e dunque fermare) i movimenti extraparlamentari di sinistra e/o anarchici.

 

«Io so. Ma non ho le prove» scriveva Pasolini in un celebre editoriale apparso sul «Corriere della Sera» il 14 novembre 1974 dal titolo Che cos'è questo golpe?. Fu lui a parlare di «progetto di romanzo» in riferimento ai fatti che insanguinavano l’Italia in quel periodo e ne avvelenavano le istituzioni democratiche. Ed è da qui che parte Giordana. Perché la verità, sebbene non accertata con sentenze di tribunali, esiste. «Noi sappiamo - dice il regista -, sapere è più forte di affermare “ho le prove”».

 

Con Romanzo di una strage siamo lontani dai lavori di Rosi o Petri. Giordana orchestra la materia (affascinante, complessa) evitando che l’aspetto visivo prenda il sopravvento o scansando cadute nel grottesco. La sua sintassi è lineare, procede senza scossoni, ma non per questo produce un effetto di piattume. Anzi, la pellicola ha il pregio del calore, della passione, del coinvolgimento, che non sfociano tuttavia mai nella partigianeria. Pinelli e Calabresi sono figure dolenti, sofferte, una sorta di “meglio gioventù” tradita dai propri stessi padri e convinta, ciascuna dalla sponda opposta del fiume, di lottare per un Paese migliore. Entrambi sono vittime di una ragione di Stato che non esita neppure un secondo a infangarli prima e sacrificarli come agnelli poi. Moro, ammantato di un’aura religiosa, è il personaggio che forse esemplifica al massimo quest’idea cristiana di martirio.

 

C’è, dunque, in Giordana, uno sguardo per certi versi pietoso, revisionista forse, ma nient’affatto qualunquista o reazionario, che aspira alla riconciliazione, alla ricomposizione. Anche a costo, dicevamo, di qualche forzatura, di qualche scelta discutibile. Ecco perché Romanzo di una strage presumibilmente scontenterà tutti quelli che si siedono in poltroncina aspettandosi un’aderenza della pellicola alla propria visione ideologica. Più che il j’accuse o la presa di posizione politica, al regista sta a cuore la costruzione di una memoria comune e condivisa, perché troppi, soprattutto tra i più giovani, ancora oggi ignorano l’abominio che si consumò in quei giorni.   

 

Al di là di queste considerazioni, siamo difronte ad un prodotto che ha il ritmo incalzante di un thriller e la portata di un grande affresco generazionale, storico e sociale. Un film sincero, onesto, genuino, nobilitato dall’interpretazione di un cast stellare, in cui svettano il mimetico Gifuni (Moro), l’umanissimo Favino (Pinelli) e soprattutto Mastandrea, che ci regala un Calabresi di rara intensità, la cui maschera sofferente tradisce il progressivo sgomento di servitore dello Stato ingannato e consegnato al boia nell’indifferenza generale. 

 

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Paese:

Italia, 2012

 

Data di uscita:

30 marzo 2012

 

Genere:

Drammatico

 

Interpreti:

Valerio MastandreaPierfrancesco FavinoFabrizio GifuniLaura ChiattiLuigi Lo CascioMichela CesconGiorgio ColangeliGiorgio TirabassiOmero AntonuttiThomas TrabacchiFausto Russo AlesiDenis FasoloGiorgio MarchesiAndreapietro AnselmiSergio SolliAntonio PennarellaStefano ScandalettiGiacinto FerroGiulia LazzariniBenedetta Buccellato

 

Produzione:

Cattleya in collaborazione con Rai Cinema 


Distribuzione:

01 Distribution

 

Durata:

130 min. 

 

Web: 

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